Non avrei mai pensato di poter essere qui a Mulhouse, al confine tra la Francia e la Svizzera, con il cuore in gola a scandire le (ormai pochissime) ore che mi separano dalla partenza della Parigi Brest Parigi. Sto vivendo praticamente un sogno, perché checché se ne dica, se pur non l’avessi mai sentita nominare prima dell’anno scorso, come in un déjà-vu, certe cose capisci ti appartengono fin da subito. Eppure, nonostante agognassi a questo evento dal primo giorno in cui casualmente ho incrociato il mondo delle randonnée, l’avvicinamento all’appuntamento parigino è stato letteralmente un disastro.
La bicicletta è uno sport che ha la capacità di allontanarti dai problemi del quotidiano: si fa troppa fatica per pensare alla frenesia della vita urbana. Ma essendo uno sport di grande sofferenza, se non hai il cuore libero per lasciarti trasportare da ogni singolo colpo di pedale, aggiungere dolore al dolore pregresso diventa letteralmente un supplizio. Pensate al povero Simoni e alla fatica che ha fatto nel ripartire dopo il famigerato “tradimento di Lisbona”. Perché, se la sconfitta è intrinsecamente parte di questo sport, quello che non riesci proprio ad accettare è quando a tradirti siano le persone che pensavi vicine, come quando sei un passo da una possibile vittoria mondiale e a chiudere il buco non è un avversario, ma la maglia azzurra di un tuo compagno di squadra.
Rabbia, frustrazione e voglia di “menare le mani” (se stai leggendo sappi che prima o poi arrivo 😊) o, molto più semplicemente come scrissi in occasione della rando del solstizio, sindrome di Galois: ad oggi i chilometri percorsi nel 2023 sono solo 4.500. Detto in altri termini significa che la Parigi Brest Parigi contribuirebbe ad aumentare i miei chilometri annuali del 25%.
Se a questo dato decisamente poco confortante si aggiungono le giornate al mare che hanno preceduto la mia partenza di stamane, il quadro dei peggiori errori da evitare prima della PBP si completa definitivamente. Non posso, infatti, non ripensare all’ansia provata qualche giorno fa, sdraiato sotto l’ombrellone dopo una nottata non particolarmente atletica e dopo giorni spesi a dormire per terra in quanto il furgone che doveva farci da giaciglio aveva deciso di prendersi alcuni giorni di meritato riposo. In quell’occasione, infatti, accendendo il cellulare ho avuto la tragica Epifania: “Raga, ma mentre noi siamo spaparanzati al mare tutti i miei compagni di randonnée stanno allenandosi duro e stanno provando l’attrezzatura da usare a Parigi”.
Fu solo questione di un attimo – il tempo di capire che anche questa volta mi era sfuggito qualcosa, come quando durante il dottorato avevo dimenticato di scrivere la tesi – e le gambe, prese da un’irrefrenabile ansia, iniziarono a partire. Come un Forrest Gump di novanta chili, ho corso disperatamente lungo la battigia. Cinque chilometri di pura apnea: “Così, de botto, senza senso”, come direbbero gli sceneggiatori di Boris.
Per fortuna i giorni seguenti, pieno di dolori muscolari dovuti allo sforzo del tutto inusuale per il mio corpo, i miei preparatori atletici personali – Martina, Luca, Gianlu e Cla – mi hanno somministrato biscotti e intrugli alcolici prodigiosi, dei quali è meglio sorvolare.
Alla luce di questo disastro di preparazione non so davvero come andrà a finire questa mia prima Parigi Brest Parigi. Le premesse per un tragico fallimento ci sono decisamente tutte e diciamo che forse sarebbe più che meritato. Eppure, qualcosa mi rende fiducioso. La Bretagna è stata la prima regione che ho visitato in viaggio in bicicletta. Avevo 18 anni e – sembra strano a dirsi – ero ancora più “sbragato” di adesso. In quell’occasione a pedalare eravamo io e la mia compagna di allora Dalila: City bike e nessun tipo di allenamento per fare tre settimane in bicicletta. Eravamo legati da un sincero amore e da quella fiducia incosciente data dall’età. Entrambi elementi che, insieme alla straordinaria generosità dei bretoni ci hanno permesso di arrivare al traguardo nonostante la pioggia, le strade continuamente sbagliate e l’attrezzatura da viaggio decisamente inadeguata.
Speriamo che questo piacevole ricordo sia di buon auspicio. In ogni caso, come si dice allo stadio, vada come vada. E soprattutto: Bonne route a tutti!

Ti consiglio questo splendido film: https://wwayne.wordpress.com/2019/06/01/in-viaggio-verso-te/. Per noi amanti dei viaggi è davvero imperdibile. L’hai già visto?
"Mi piace""Mi piace"