Era dal 2022 che non partecipavo a una granfondo, e anche in quell’occasione si trattava della Granfondo Strade Bianche. In quel periodo l’idea di spingere sui pedali per fare la media più alta possibile era la mia massima aspirazione. Un agonismo verace, alimentato da una sana competizione con I Fantastici del Maury, il gruppo dei miei compagni di squadra di allora, che ci ha fatto crescere e divertire. Poi, complice il post-Covid, ci siamo sfilacciati e persi di vista. Io, nel frattempo, ho scoperto il mondo delle randonnée e quel modo completamente diverso di intendere la bicicletta, che di fatto ha aperto un capitolo nuovo.
Questa premessa serve per dire che capisco benissimo chi sente il bisogno dell’agonismo, quell’istinto primordiale che è dentro ciascuno di noi, chi più chi meno. Dopotutto ho sempre parlato di ciclismi al plurale, perché la bici ha un’infinità di modi di essere vissuta, tutti meritevoli allo stesso modo. “Ognuno secondo le sue possibilità, a ognuno secondo i suoi bisogni”.
Proprio per questa visione pluralistica della bicicletta, quando K mi ha chiamato dicendo: «Ciao Betta, io e Francesco abbiamo un pettorale in più per le Strade Bianche. Perché non vieni anche tu?» la mia risposta è stata immediatamente affermativa. Mi sembrava un modo carino per fare un salto nel passato e riprendere da dove avevo interrotto. In più il percorso della Strade Bianche è davvero stupendo. Panorami mozzafiato, il fascino degli sterrati e un profilo altimetrico in cui lo spirito randagio che ho imparato a conoscere in questi anni può tornare utile. Tra l’altro mi sono detto: questa è l’occasione giusta per usare l’evento come scusa per rimettermi un po’ in forma.
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