Sedersi al tavolo degli adulti: la strada che unisce due panchine

Per chi, come me, è cresciuto in una famiglia del Sud, uno dei ricordi più nitidi dell’infanzia è quello delle grandi tavolate organizzate in occasione delle ricorrenze. Il rituale seguiva sempre lo stesso ordine. A capotavola sedeva il maschio più anziano, generalmente il nonno. Accanto a lui prendevano posto gli altri uomini della famiglia e, via via che ci si avvicinava all’estremità opposta, arrivavano le donne. Eh sì, il patriarcato, a quei tempi, riusciva a trovare il proprio posto a tavola anche nelle famiglie che si consideravano più progressiste.

Accanto alla tavola principale ce n’era poi sempre un’altra, più piccola, rumorosa e decisamente meno ordinata. Era il tavolo di noi bambini, un’istituzione tradizionale che sanciva quella rigida divisione generazionale destinata a riproporsi, in forme diverse, anche nei ritiri con la squadra di sci e in tanti altri momenti della vita sociale. Per anni il tuo posto era quello. Eri felice di occuparlo e non avevi alcun motivo per metterlo in discussione. Poi, improvvisamente e senza che nessuno si prendesse la briga di avvertirti, un giorno scoprivi che la tua sedia era stata spostata. Ti ritrovavi seduto insieme agli adulti, ad ascoltare discussioni di politica e storie di lavoro. Tutti racconti che fino al giorno prima avevi percepito come un brusio indistinto proveniente dal tavolo accanto. Ma il vero rito di passaggio arrivava quando qualcuno ti versava il primo assaggio di vino rosso. Lo bevevi con la curiosità e lo straniamento di chi si è appena infilato nella tana del Bianconiglio, affascinato dal mondo che gli si apre davanti, ma ancora convinto di non appartenervi davvero. Quell’immagine di me bambino, seduto per la prima volta al tavolo degli adulti, mi è tornata in mente sabato sera a Degioz. Anche questa volta ero affascinato dalle persone che avevo intorno, incuriosito dalle loro storie e, in fondo, convinto che in mezzo a quei giganti io fossi soprattutto un imbucato.

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Manca meno di un anno alla Parigi-Brest-Parigi e io devo fare ammenda

Manca poco meno di un anno alla Parigi-Brest-Parigi e io devo assolutamente fare ammenda. Questo blog è nato per raccontare le lunghe distanze cercando di coglierne lo spirito più profondo. Un mondo popolato da persone determinate che, con la loro forza d’animo e la loro semplicità, finiscono spesso per restituirti l’idea che, in fondo, tutto sia possibile. Dopotutto, se persino io, con i miei quasi novanta chilogrammi e una naturale predisposizione a prendere scorciatoie, sono riuscito a completare l’ultima Parigi-Brest-Parigi, allora deve essere davvero qualcosa alla portata di tutti. E sia chiaro, nonostante i dubbi, continuo a pensarlo.

Il problema è che alla portata di tutti non significa affatto facile. Ci sono le ansie organizzative, la consapevolezza di non essere mai preparati quanto si vorrebbe e le continue difficoltà lungo la strada, con il freddo che arriva improvviso al calare della notte, gli animali selvatici che spuntano dietro una curva, il senso di solitudine che ti attanaglia nei momenti di maggiore difficoltà fisica.

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Da Atina ad Atene: un viaggio a quattro ruote con la bici sempre presente

In genere, su questo blog, ho sempre raccontato grandi avventure a pedali. Oggi, invece, ho voglia di scrivere di qualcosa di diverso, vissuto per lo più su quattro ruote. Un viaggio in cui la bici non è certo mancata – dopotutto, non potrebbe essere altrimenti – ma per una volta è rimasta al seguito, pronta a entrare in scena nei momenti morti della giornata, attraverso un piccolo sforzo di pianificazione. Partenze all’alba per sfuggire al caldo torrido di quest’estate e percorsi studiati con cura, così da non lasciare troppo a lungo da sola la mia compagna, che nel frattempo poteva svegliarsi con calma oppure raggiungermi in macchina su qualche spiaggia o in un punto concordato. Il modo migliore per ritagliarmi qualche avventura solitaria e scoprire luoghi, odori e colori destinati a sfuggire a un’osservazione mediata da un finestrino.

Un viaggio in macchina da Atina, terra di confine tra la Ciociaria, l’Abruzzo e il Molise, fino ad Atene, per poi ritornare in Italia con una breve tappa a Meteore, nel nord della Grecia prima di una brevissima sosta finale a Rimini, capitale di quella villeggiatura di massa nata negli anni del boom economico e di cui ancora oggi porta i segni indelebili. Un viaggio che, prima dell’imbarco per la Grecia, mi ha portato per qualche giorno in Puglia, nella Valle d’Itria, dove tutti mi sconsigliavano di pedalare, mettendomi in guardia dagli automobilisti con il piede pesante. Eppure, una volta in sella, ho percepito rischi decisamente inferiori a quelli che affronto ogni giorno in quella Lombardia che troppo spesso si erge a paladina morale del nostro Paese.

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Sentirsi fuori luogo alla Granfondo Strade Bianche

Era dal 2022 che non partecipavo a una granfondo, e anche in quell’occasione si trattava della Granfondo Strade Bianche. In quel periodo l’idea di spingere sui pedali per fare la media più alta possibile era la mia massima aspirazione. Un agonismo verace, alimentato da una sana competizione con I Fantastici del Maury, il gruppo dei miei compagni di squadra di allora, che ci ha fatto crescere e divertire. Poi, complice il post-Covid, ci siamo sfilacciati e persi di vista. Io, nel frattempo, ho scoperto il mondo delle randonnée e quel modo completamente diverso di intendere la bicicletta, che di fatto ha aperto un capitolo nuovo.

Questa premessa serve per dire che capisco benissimo chi sente il bisogno dell’agonismo, quell’istinto primordiale che è dentro ciascuno di noi, chi più chi meno. Dopotutto ho sempre parlato di ciclismi al plurale, perché la bici ha un’infinità di modi di essere vissuta, tutti meritevoli allo stesso modo. “Ognuno secondo le sue possibilità, a ognuno secondo i suoi bisogni”.

Proprio per questa visione pluralistica della bicicletta, quando K mi ha chiamato dicendo: «Ciao Betta, io e Francesco abbiamo un pettorale in più per le Strade Bianche. Perché non vieni anche tu?» la mia risposta è stata immediatamente affermativa. Mi sembrava un modo carino per fare un salto nel passato e riprendere da dove avevo interrotto. In più il percorso della Strade Bianche è davvero stupendo. Panorami mozzafiato, il fascino degli sterrati e un profilo altimetrico in cui lo spirito randagio che ho imparato a conoscere in questi anni può tornare utile. Tra l’altro mi sono detto: questa è l’occasione giusta per usare l’evento come scusa per rimettermi un po’ in forma.

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Fuori dal gruppo: la North Lake 200 vista da dietro

Un nuovo contributo che ho scritto per il n.24 del Randagio, il magazine dei Randonneur italiani.

Domenica 28 dicembre, a Somma Lombardo, in provincia di Varese, è andata in scena la North Lake 200, ultimo appuntamento randagio del 2025, organizzato dal Gruppo Ciclistico Libero Ferrario. Una giornata gelida, con il termometro inchiodato sui meno tre gradi alla partenza, ma illuminata da un sole limpido che ha reso la pedalata sorprendentemente piacevole. Oltre centoventi iscritti chiamati a smaltire i panettoni dei pranzi natalizi completando l’anello del Lago Maggiore, in senso orario, per un totale di 183 chilometri quasi interamente pianeggianti.

La finestra di partenza era fissata tra le 8.00 e le 9.00. Un’ora intera, sulla carta. Nella realtà, chi frequenta le randonnée lo sa bene: alle 8.00 in punto il grosso del gruppo è già incolonnato, pronto a scattare. Una partenza “alla francese” che, puntualmente, si trasforma in una partenza “alla svizzera”, precisa e inappellabile. Non le 8.07, non le 8.20. Le 8.00, e basta.

C’è qualcosa di istintivo, quasi irrazionale, in questa fretta collettiva. Come se la festa, quella vera, iniziasse solo in quell’istante preciso. E se non sei nel gruppo quando le prime ruote iniziano a girare, rischi di perderla per sempre. Perché una randonnée non è solo chilometri, tabelle di marcia e controlli, ma è anche e soprattutto un momento di condivisione. Le chiacchiere prima della partenza, le battute sul freddo che intorpidisce le dita, gli sguardi rapidi per capire a quale ruota conviene accodarsi nei primi chilometri, sono parte integrante e imprescindibile dell’evento.

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999 Tuscany: quello che conta è ciò che ti resta dentro

Qui di seguito un piccolo contributo che ho scritto per il Randagio, il magazine che racconta il mondo delle Randonnée.

Ci sarebbero moltissime cose da dire sulla 999 Tuscany Grand Rando, la randonnée italiana più impegnativa di questa stagione, partita lo scorso 4 giugno dal Parco di San Rossore, alle porte di Pisa. Un tracciato da 1200 chilometri e 15.300 metri di dislivello, disegnato attraverso tutta la Toscana: dalle Crete Senesi alla costa, tra colline, borghi e infiniti saliscendi — spesso in doppia cifra. Una vera impresa a pedali, non solo per gli oltre 200 randonneur che sono riusciti a portarla a termine entro il tempo massimo di 95 ore e 12 minuti, ma anche – e forse soprattutto – per tutti quelli che, come il sottoscritto, pur senza successo, hanno voluto esserci e far parte di questa storia collettiva.

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Le 10 cose che ho imparato dal mio ritiro alla 999 Tuscany

Vuoi per mero caso, vuoi per totale incoscienza, la 999 Tuscany Grand Rando – una randonnée di 1200 chilometri con oltre 15000 metri di dislivello – è diventata il mio obiettivo ciclistico stagionale. Un po’ come un moderno Icaro che prova ad avvicinarsi al Sole, infatti, dopo un’intervista per Cicloweb a Luca Bonechi, patron della manifestazione e grande narratore, avevo deciso che anche io avrei dovuto essere tra gli oltre 300 partenti che il 4 giugno si sarebbero radunati presso il parco di San Rossore. Inutile ribadire che la similitudine con il giovane esploratore greco ha trovato il suo pieno compimento nel mio inevitabile fallimento. Per esorcizzare questa performance negativa, ma anche per trarne una lezione per il futuro, quindi, ho deciso di mettere nero su bianco le 10 lezioni che ho potuto trarre da questa troppo breve avventura in terra toscana, durata meno di 400 chilometri.

Gli obiettivi stagionali non vanno scelti dopo aver bevuto diversi bicchieri di vino

Come per lo shopping online, l’entusiasmo serale, alimentato da un paio di calici di vino e dalla bellezza dei racconti di Luca Bonechi, può portare a decisioni impulsive che la sobrietà del giorno dopo ridimensiona in fretta. La 999 Tuscany è stupenda, un’avventura a pedali a 360 gradi, organizzata con grande attenzione e con un percorso che si snoda su un territorio emozionante, ma è anche una delle randonnée più impegnative d’Italia. Un obiettivo ciclistico stagionale di questa portata va scelto con raziocinio, tenendo conto di cosa si riuscirà realmente a fare per prepararlo e cercando dentro di sé quelle motivazioni profonde che non siano meramente paesaggistiche. E da questo punto di vista, occorre sfatare un mito: se mancano le motivazioni, o non si è valutato correttamente il tempo a disposizione per allenarsi, gettare il cuore oltre l’ostacolo non basta. Non ti porterà automaticamente a fare di tutto per arrivare veramente preparati. A volte, semplicemente, non basta volerlo.

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Milano Genova Milano 2025: la bellezza di pedalare in compagnia

Su questo blog tante volte ci siamo occupati di raccontare la bellezza del pedalare, la passione per la fatica estrema e per le imprese fuori dal comune. In misura minore, ma con una certa costanza, ci siamo soffermati sulla bellezza dei paesaggi e sull’anima dei luoghi attraversati durante le nostre scampagnate su due ruote. Ma c’è una terza componente a cui abbiamo dato poco peso e che rende la bicicletta un mezzo meraviglioso: la compagnia di chi ci circonda.

Un concetto ben espresso dal motto “You’ll never ride alone” evidenziato sulle divise de La Popolare Ciclistica, la mia nuova casa da ormai due anni. Ed è su questi temi che Luca Gubellini ha voluto esordire nel mondo dei Dannati del Pedale, raccontandoci la nostra Milano Genova Milano 2025, un evento organizzato da Roberto Moscatelli – l’uomo che ha vissuto due volte – per celebrare l’undicesimo anniversario della sua seconda vita. Un racconto che ospitiamo su queste pagine con grande gioia, interamente centrato sulle persone e ricco di ironia. Un racconto certamente vero… ma al 90%, come le mitiche storie di Dino Zandegù.

Di Luca Gubellini

Innanzitutto grazie Roberto per questo bellissimo viaggio, per me si è trattato anche della prima volta che sono tornato in bici e devo dire che a posteriori mi dispiace non averci provato in precedenza! Credendo di fare cosa gradita, ho provato a raccontare un po’ del nostro viaggio attraverso l’esperienza di ognuno di noi, ho cercato di farlo in maniera scherzosa ed ironica, prendendo cose/fatti realmente accaduti, ricamandoci un po’ sopra e mettendoci anche un pizzico di fantasia. Credo sia un modo simpatico per ricordarci di questa fantastica esperienza e farci qualche risata, ma se qualcuno preferisse non essere citato, il prossimo anno ne terrò conto e mi asterrò. Grazie a tutti per la splendida compagnia e buona lettura!

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Le 10 lezioni che ho imparato pedalando tra Fiandre, Ardenne e Roubaix.

Sono appena tornato da una vacanza in bicicletta di otto giorni tra le pianure sconfinate e le strade in pavé che contraddistinguono la Francia settentrionale, le dune sabbiose su cui si staglia il Mare del Nord, le pietre e i muri delle Fiandre, i castelli e le infinite coté che caratterizzano la zona delle Ardenne.

L’idea da cui è originata questa vacanza è stata quella di pedalare sui percorsi di tre classiche Monumento che caratterizzano il calendario ciclistico professionistico internazionale: la Parigi Roubaix, il Giro delle Fiandre, la Liegi Bastogne Liegi, con una piccola deviazione sul muro di Huy, perché, pur non essendo parte della classicissima delle Ardenne, è pur sempre un passaggio iconico e imprescindibile.

Sono partito dall’aeroporto di Bergamo all’alba di sabato 15 giugno con destinazione Charleroi. Tre le mete da raggiungere in bikepacking con il supporto all’occorrenza del treno – Valenciennes, Oudenaarde e Liegi – dalle quali sarei ripartito il giorno successivo per affrontare in modalità più leggera i percorsi che caratterizzano le tre Monumento sopracitate. Oltre a questo, mi sono concesso una piccola deviazione sulla costa fiamminga e un passaggio a Bruxelles per incontrare Francesco, un caro amico dell’università, che ha voluto omaggiarmi con una bonus ride serale sulle colline attorno alla capitale belga. Per chi fosse interessato ad approfondire o stesse pensando di replicare un’analoga esperienza, le tracce GPX sono disponibili su STRAVA o su richiesta via Social.

È stata una “Campagna del Nord” sicuramente molto intensa. Un’avventura su due ruote che mi ha visto pedalare su muri al 18% e su ogni tipo di superfice – pavé, ciottolato fine, lastroni di cemento, asfalto, sterrato e persino qualche tratto sulla sabbia – e che mi ha fatto scoprire un territorio davvero diversificato, spesso sperduto e sicuramente molto affascinate. Una vacanza caratterizzata dallo scorrere della birra, ma anche un’esperienza ciclistica che potrei definire “della maturità” in quanto, come non mai, ho dovuto far ricorso a tanta pazienza e una certa dose di flessibilità per riuscire a superare condizioni meteorologiche a tratti molto difficili e risolvere diversi inconvenienti tecnici.

Ed è proprio per questo motivo che al posto del classico racconto di viaggio ho deciso di mettere in fila i pensieri e astrarre le 10 lezioni che ho imparato in questi intensissimi otto giorni in bicicletta.

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MIRANDO 2024: la prima randonée di Sabrina

Vi avevo già parlato di Sabrina Raimondo, della sua ambizione e del suo progetto Road to qualcosa… Oggi, però, con questo suo pezzo che pubblico con grandissima emozione, Sabrina ha deciso di entrare a pieno titolo nel mondo dei Dannati del Pedale: quella specifica categoria di persone che non solo non riescono a fare a meno della loro dose quotidiana di ciclismo, ma che ne sono talmente coinvolte, tanto da aver bisogno di scrivere e mettere su carta le proprie emozioni. Buona lettura e in bocca al lupo per il suo Road to Qualcosa…

Qualche settimana fa ricevo una mail sul mio smartphone, oggetto: MIRANDO MILANO… Così la mia mente non ha potuto far altro che tornare indietro di un anno, quando ho partecipato alla mia prima Randonée e a tutto il mio percorso per poterci arrivare.

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