Per tutti quei chilometri che ho fatto per te

La Passione per la bici non è solo sfide interiori, grandi pedalate e paesaggi mozzafiato. Delle volte si tratta semplicemente di cogliere l’attimo e sfruttare il pretesto giusto per scendere dal divano. Basta una bella giornata di sole, una trasferta della squadra della tua città a soli 40 chilometri da casa e tanta voglia di ritornare a solcare l’asfalto in sella alla tua specialissima.

Le gambe non sono delle migliori – sei fermo ormai da due mesi – e gli infiniti rettilinei della pianura lodigiana farebbero cadere nelle braccia di Morfeo anche il più strenuo degli insonni. Eppure, mentre pedali in mezzo al nulla, nel tedio della provincia, tra capannoni abbandonati e campi sterminati, sai che non c’è altro luogo al mondo in cui vorresti essere in questo momento. Allora testa bassa, sorriso stampato sulla faccia, e giù a menare nonostante il mal di gambe e il leggero vento contrario che ti fa sentire ancora più goffo di quanto ti saresti immaginato prima di partire.

Giungi alla meta con un po’ di anticipo e cerchi subito un posto dove mangiare. Dopo quaranta chilometri lo stomaco reclama il suo meritato panino. Individui il baretto giusto, ma ti accorgi che al suo interno si stanno radunando decine di tifosi della squadra locale. È del tutto evidente che vestito da bici nessuno sospetterebbe che sei li per la partita, eppure, vieni travolto da un ingiustificato timore che ti induce a spostarti rapidamente altrove.

Finisci di mangiare e poi corri nel settore ospiti dello stadio. Cori, salti e birrette per novanta minuti insieme ai compagni con cui condividi una fede che nulla ha a che vedere con le due ruote. “Per tutti quei chilometri che ho fatto per te, Sesto San Giovanni devi vincere!” grida più volte la curva e mai come questa volta senti che queste parole ti appartengono nel profondo.

Poi, quando l’arbitro fischia la fine della partita puoi finalmente incominciare a festeggiare. Urla liberatorie e l’abbraccio con la squadra che viene sotto la curva a ringraziare per il supporto ricevuto: “Dai ragazzi noi ci crediamo!”.

Ma in una giornata del genere, la vera soddisfazione non deriva dalla netta vittoria sul campo della squadra della tua città. Non è nemmeno data dalla meta raggiunta o dal ritrovarsi ad essere parte di quell’entusiasmo collettivo che solo il calcio popolare, con il suo tifo incondizionato i suoi cori e la sua passione, riescono a darti. La soddisfazione più grande di questa giornata te la lascia lo sguardo attonito del poliziotto che ti fa la “perquisa” all’ingresso dello stadio che, stupito, ti chiede perché nello zaino hai delle camere d’aria, una pompa e tanti altri oggetti del tutto fuori contesto: soddisfazioni perverse che solo un ciclista può capire.

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