Una MiRando decisamente sopra le righe

Una delle tante cose che mi piacciono delle randonnée è che non poi mai fare previsioni su quello che succederà. Così è stato anche alla MiRando di domenica scorsa, 196 km tra il parco Sud e il parco del Ticino. Anche questa volta sono partito da casa in solitaria, immaginando di aggregarmi a qualche gruppetto che avrei incontrato all’inizio del percorso. Purtroppo, però, per via di alcuni problemi con la traccia, dopo pochi metri ero già abbondantemente fuori percorso e ben lontano da tutti gli altri partecipanti. “Stai a vedere che oggi mi tocca fare 200 km in completa solitudine”.

Una volta rientrato sul percorso, lascio la ciclabile del Naviglio Pavese per addentrarmi nelle stradine lungo i campi. Con la coda dell’occhio scorgo dietro di me un ciclista in sella a una gravel. Nemmeno il tempo di accorgermene che mi sorpassa a velocità doppia sparendo dietro la prima curva. “Non esiste che mi faccio staccare da un ragazzo con le ruote tassellate!”.

Mi metto in presa bassa, la testa incassata per aumentare l’aerodinamica. Lo raggiungo e iniziamo a menare dandoci cambi regolari come se non fossimo a 180 chilometri dal traguardo. Rimaniamo in silenzio per più di un’ora prima di scioglierci in piacevoli chiacchiere. Lui si chiama Pietro, è molto giovane ed è qui per fare fondo in vista di un appuntamento gravel internazionale.

Continuiamo a spingere forte e a darci i cambi regolari per più di 110 chilometri quando, proprio alla fine della ciclabile che costeggia il Naviglio Grande, rientriamo su un gruppetto numeroso tirato dalle maglie rosso-nere della Cassinis Cycling. Sfortunatamente, però, il nostro arrivo coincide con un violento innalzamento della velocità di crociera. Io resto per parecchi chilometri a rifiatare in fondo al gruppo, mentre Pietro riesce a farsi notare per il vigore con cui continua ad andare in testa a rinforzare l’andatura. Mancano ancora 60 chilometri e la fatica si fa sentire, ma la prospettiva che tra poco ci sarà il ristoro a base di risotto mi dà la forza di andare avanti.

Giunti al punto di controllo, tuttavia, una notizia mi toglie tutte le poche energie rimaste “Ragazzi scusate ma il risotto è finito”.

Ripartiamo compatti con la coda tra le gambe. Fortunatamente la bellezza del paesaggio ci fa subito dimenticare il lauto pasto appena saltato. Borgo tre case, frazione di Borgo dieci case, la strada che si staglia sinuosa sull’argine del Ticino e poi la bellezza del ponte coperto di Pavia, fino a riprendere la ciclabile del Naviglio Pavese.

Quando siamo in prossimità di Milano, all’ennesima ripartenza dopo un incrocio, le gambe iniziano a cedere, ma prontamente un ciclista Corsichese mi dà una spinta da dietro per permettermi di non perdere la scia del gruppetto. “Non mollare che siamo arrivati!”

La media finale è impressionante: oltre 32 chilometri all’ora e meno di sette ore per completare tutto il percorso. All’arrivo sorseggio una birra con il mal di gambe che si fa sentire prepotente. Sorrido e ripenso a questa strana giornata. Meno male che il giorno prima avevo detto a tutti che sarebbe stata una passeggiata tranquilla.

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