L’Inferno del Nord

Questi sei giorni nell’inferno del Nord potrebbero essere raccontati da molteplici angolature e racchiudono un numero infinito di storie e momenti da ricordare. La pioggia sul Carrefour de l’Arbre e il giro d’onore nel velodromo di Rubaix nella prima giornata in bicicletta, le passeggiate tra le vie di Oudenaarde e Brugge ornate a festa per il passaggio della Ronde, la We Ride Flanders insieme ad altri 17.000 ciclisti da tutto il mondo, la bolgia in cima al vecchio Kwaremont prima, durante e dopo la corsa dei professionisti, gli attacchi di Pogacar, che davanti ai nostri occhi sembrava di un altro pianeta rispetto a tutti gli altri.

Ad avere la capacità espressiva si potrebbe provare a narrare questa esperienza attraverso i nostri cinque sensi. Si potrebbero raccontare i colori dei fuochi artificiali e delle luci che illuminavano la nostra partenza all’alba da Brugge, le urla e gli incitamenti dei passanti assiepati su tutti i principali muri fiamminghi, gli odori di carne alla griglia lungo il percorso, il sapore del fango sulla faccia, il formicolio alle mani dato dal freddo, dalla pioggia incessante e dal passaggio ripetuto sulle pietre dei muri e dei settori di pavé.

Si potrebbe parlare del frastuono del nostro quartiere multietnico alle porte Bruxelles, della caccia ai bicchieri abbandonati al termine della Ronde: ogni sei boccali riportati al bancone corrispondevano a una birra in omaggio. Si dovrebbe provare a spiegare come abbia fatto a rompere due telefoni in sei giorni o concentrarsi sulla cronaca della pedalata amatoriale, con lo scioglimento dei pattini dei freni della bici presa a noleggio, l’esplosione del mio copertone a seguito dell’surriscaldamento del cerchio a contatto con l’acciaio del freno finito e la passeggiata tra le pietre del muro di Eikenberg per raggiungere mestamente il traguardo di Oudenaarde, tagliando gli ultimi 70 km di percorso.

In questi molteplici racconti andrebbero certamente sottolineati gli abbracci con i compagni di viaggio, l’incontro con vecchi amici, la nascita di nuovi Dannati del pedale, le sbronze di birra belga, i tanti treni presi e quelli che avremmo voluto prendere ma che non sono arrivati per lavori sulla linea, il premio miglior papà del mondo.

Forse un giorno ci sarà tempo per approfondire tutti questi aspetti. Oggi, però, ancora frastornato dalle tante emozioni di questo folle viaggio mi sento di riassumere questa sei giorni con una semplice frase: “Raga, prima di uscire ricordiamoci che c’è il cellulare nel forno”.

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