Vi avevo già parlato di Sabrina Raimondo, della sua ambizione e del suo progetto Road to qualcosa… Oggi, però, con questo suo pezzo che pubblico con grandissima emozione, Sabrina ha deciso di entrare a pieno titolo nel mondo dei Dannati del Pedale: quella specifica categoria di persone che non solo non riescono a fare a meno della loro dose quotidiana di ciclismo, ma che ne sono talmente coinvolte, tanto da aver bisogno di scrivere e mettere su carta le proprie emozioni. Buona lettura e in bocca al lupo per il suo Road to Qualcosa…
Qualche settimana fa ricevo una mail sul mio smartphone, oggetto: MIRANDO MILANO… Così la mia mente non ha potuto far altro che tornare indietro di un anno, quando ho partecipato alla mia prima Randonée e a tutto il mio percorso per poterci arrivare.
Ho iniziato ad andare in bici da pochi anni, all’inizio molto saltuariamente. In realtà quello che mi aveva spinto ad iniziare è stato il primo periodo post-covid: avevo bisogno di tornare a fare sport, qualsiasi cosa… Ho iniziato a correre, poi mi sono ricordata che nella cantina della casa che dividevo con mia sorella c’era ancora la mia prima bici, quella che mi aveva regalato mio papà da adolescente (tanto comunque l’altezza non è molto cambiata…): con mia sorella e mio cognato andiamo a recuperarla.

Ci metto poco a rendermi conto di non sapere andare in bici, o meglio sapevo giusto pedalare dritto e non cadere, forse.. Così inizio a fare piccoli giri al parco e lontano dalle strade trafficate, pian piano miglioro l’equilibrio e prendo sicurezza. Decido di comprare una nuova bici, la mia prima mtb, e mi iscrivo ad un corso base di mtb. Continuo con varie prove, tentativi, fino a quando mi sento anche abbastanza pronta ad andar in strada con le macchine che mi passano vicine. Qualcosa è cambiato: andare in bici non è più solo l’unica attività che posso fare a causa del covid e di quello che stavamo vivendo.. mi piace! Cavoli mi piace!
Inizio ad appassionarmi, compro qualche libro, inizio a parlare con amici che vanno in bici. Conosco meglio Umberto, un grande amico del mio compagno, inizio a leggere il suo blog. Decido così che, oltre alla mtb, voglio provare qualcosa di nuovo: compro la mia prima bici da corsa. Anche con questa inizio a fare piccoli giri, poi arriva il mia prima vera uscita in bici da corsa. Siamo a Sanremo, siamo andati a trovare un mio caro amico, Carlo, anche lui appassionato di bici: ecco i miei primi 50km ed eccoci sul Poggiooooo!!!
Non so ancora cosa sono le randonée, inizio a vedere alcune storie su Instagram di Umberto, alcuni articoli sul suo blog… Poi lui parte per Parigi. Ma cosa va a fare a Parigi? Cos’è la Paris-Brest-Paris?
Incuriosita cerco infornazioni, scopro cosa sono le randonée, capisco il progetto stupendo che stava realizzando Umberto. C’è il link per seguire la sua randonée, sono praticamente incollata al mio smartphone per quattro giorni a fare il tifo per lui. Quando ho visto che era arrivato al traguardo entro le 90 ore e ce l’aveva fatta mi sono emozionata tantissimo per lui!
In quel momento ho pensato solo ad una cosa: voglio viverla anche io in prima persona questa emozione! Ne parlo con Umberto, anche se tra me e me mi ripetevo “Sabrina è una follia, manco sai andare in bici”. Umberto mi dice “bene, abbiamo 4 anni per preparaci!”
“Road to qualcosa…” diventa il nostro motto!
Non credevo alle mie orecchie! E pensavo “ho trovato il mio piccolo spazio nel ciclismo: le randonee!” Mi piace il concetto che c’è dietro, tante persone che pedalano insieme, condividono la loro storia e la possibilità di sfidare i nostri limiti, le nostre paure. Non sapevo però da dove iniziare, cosa fare..
“MIRANDO”! ecco finalmente una randonee a cui poter partecipare, a Milano, nella mia città, con la possibilità di fare 100km. Siamo a settembre 2023, devo essere pronta per febbraio 2024! Intanto grazie ad un amico, Gianpietro, mi iscrivo ad una società di ciclismo, il “Makako team”, ed inizio a ad uscire anche con loro in bici nel weekend. Si avvicina la data sono molto emozionata, ma anche tesa e preoccupata. Non sapevo cosa mi aspettasse alla partenza, avevo paura di cadere o peggio far cadere qualche altro partecipante.
Con me doveva esserci Umberto, quindi mi ripetevo “vedrai che comunque in caso ti aiuta Umberto” e mi tranquillizzavo. Ci sentiamo qualche giorno prima della data della randonee, ma mi dice che non stava tanto bene. Io cerco però di non preoccuparmi… “tanto ci sarà Umberto”… continuavo a ripetermi.
Venerdì sera suona il telefono: leggo sul dispaly “Umberto” e il mio peggior presentimento diventa realtà: mi dice che purtroppo ha la febbre alta, non potrà effettivamente partcipare con me alla randonee.
Lui era molto dispiaciuto, io ricordo solo, nel mio panico più assoluto (che però non volevo trasmettergli), di essere riuscita a dire “non ti preoccupare, ci vado comunque da sola, abbiamo il nostro piano “road to qualcosa” da portare avanti!”. Chiudo il telefono con un nodo alla gola: il problema della partenza diventa un problemone, per non parlar della paura di non riuscire a far 100km, o peggio ancora di sbagliare a segiure la traccia e perdermi. Ma inditro non si torna.
Eccomi domenica mattina, con le gambe che mi tremano, ritiro il mio numero, lo attacco alla bici. In quel momento, quando vedo quel numerino appenso alla mia bici, mi emoziono e mi rendo conto di avere gli occhi lucidi: io, che qualche anno prima non riuscivo neanche a stare in equilibrio sulla bici, ero li, con una bici da corsa, pronta a partecipare ad una manifestazione ciclistica!
Sono andata alla partenza, in mezzo agli altri, ero tesa, il cuore mi batteva fortissimo e mi mancava il respiro… via si parte! Seguo il percorso sul mio garmin, seguo il flusso della gente! Non sono sola! Mi hanno passata vari gruppetti di ciclisti, tutti mi salutavano e mi incoraggiavano “dai forza! Andiamo!” Tutto quello che mi aveva raccontato Umberto si stava realizzando, era tutto relae: non sei mai solo in una randonee!
Arrivo al check point per il controllo: metà percorso andato!

E quando riparto succede la cosa più bella: un gruppetto di 3 ciclisti iniziano a parlarmi, chiacchieriamo e insieme completiamo la seconda metà del percorso arrivando al traguardo nel tempo limite! Ce l’ho fatta! Non mi sembrava vero! Avevo davvero completato la mia randonee! Mi piace riguardare le foto di quel giorno e se chiudo gli occhi sento ancora la gioia e la felicità che ho provato all’arrivo al traguardo! È qualcosa che resterà per sempre nel mio cuore!
Ora l’obiettivo è aumentare sempre di più le distanze e poter partecipare a tante altre randonee più lunghe e vivere ancora queste emozioni in maniera sempre più intensa!
Road to qualcosa continua…
