Una MiRando decisamente sopra le righe

Una delle tante cose che mi piacciono delle randonnée è che non poi mai fare previsioni su quello che succederà. Così è stato anche alla MiRando di domenica scorsa, 196 km tra il parco Sud e il parco del Ticino. Anche questa volta sono partito da casa in solitaria, immaginando di aggregarmi a qualche gruppetto che avrei incontrato all’inizio del percorso. Purtroppo, però, per via di alcuni problemi con la traccia, dopo pochi metri ero già abbondantemente fuori percorso e ben lontano da tutti gli altri partecipanti. “Stai a vedere che oggi mi tocca fare 200 km in completa solitudine”.

Una volta rientrato sul percorso, lascio la ciclabile del Naviglio Pavese per addentrarmi nelle stradine lungo i campi. Con la coda dell’occhio scorgo dietro di me un ciclista in sella a una gravel. Nemmeno il tempo di accorgermene che mi sorpassa a velocità doppia sparendo dietro la prima curva. “Non esiste che mi faccio staccare da un ragazzo con le ruote tassellate!”.

Continua a leggere Una MiRando decisamente sopra le righe

Il Maury e quel “maledetto” primo passo verso la Dannazione

Secondo un antico proverbio cinese, “anche un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo”. In bicicletta, come nella vita quotidiana, solo delle volte questo moto inziale avviene consapevolmente, agognando a una meta ben nota. Nella maggior parte dei casi, invece, è solo la buona sorte che ci porta a incedere per la prima volta verso una direzione ancora tutta da costruire.

Mi è sempre più chiaro, infatti, che se ad oggi non so ancora dove mi trascinerà questa passione per la bicicletta – se davvero mi porterà sul prato di Rambouillet al termine di un’infinta Parigi Brest Parigi o mi spingerà verso quei grandi e piccoli traguardi che giorno per giorno affiorano nella mia testa di Dannato del Pedale – posso dire con certezza che quel primo passo verso questo viaggio nell’ignoto l’ho intrapreso inconsapevolmente il giorno che conobbi il Maury.

Era un freddo mercoledì del marzo 2018. Io pesavo quasi cento chili e avevo da poco deciso di iscrivermi in palestra. In sala spinning mi accolse un omone intento a testare l’impianto per la lezione riproducendo a tutto volume della musica italiana remixata in chiave techno. Lineamenti duri. Corpo scolpito da una muscolatura imponente. Lo sguardo grintoso e la voce profonda. I lunghi capelli raccolti e sostenuti da una bandana rossa con scritto “I Fantastici de il Maury”. Ai piedi degli anfibi di pelle nera e indosso una giacca mimetica di matrice paramilitare. Non c’era dubbio, a prima vista, quell’omone piuttosto singolare incuteva un certo timore!

Continua a leggere Il Maury e quel “maledetto” primo passo verso la Dannazione

In bici a Barcellona: la storia di un agente zelante, di una city bike e di una passione incontrollabile

Ci sono delle volte in cui la voglia di andare in bicicletta prende il sopravvento su tutto. Se stai leggendo questo blog probabilmente sai perfettamente di cosa sto parlando. Un pensiero sottile – quasi impercettibile – che piano piano pervade la mente in un’anonima giornata lavorativa. Non riesci a concentrarti su ciò che stai facendo. Fissi il muro di fronte alla tua postazione immaginandoti immerso nella natura a pedalare felice sotto un tiepido sole. Come in un simulatore, macini chilometri dentro la tua testa. Digiti compulsivamente i tasti del tuo telefono, calcolando dislivelli e simulando nuovi percorsi con infinite deviazioni. Daresti qualsiasi cosa per fuggire immantinente in sella al tuo mezzo a pedali, ma la disciplina del lavoro ti impone di attendere con ansia la fine del turno o l’arrivo del weekend per poter finalmente dare sfogo a questo bisogno primordiale,

Un impeto irrefrenabile, come quello che qualche giorno fa deve aver provato quell’agente zelante che, in una tranquilla serata milanese, è corso verso Cesare gridando affannato.

“Mi dia la sua bici, sto inseguendo un fuggitivo”.

“Ah, come nei film?”.

“Si, proprio come nei film!”.

Giusto il tempo di capire cosa stesse succedendo e lo sguardo attonito del povero Cesare ha visto la sua bici allontanarsi inesorabilmente lungo il viale.

Continua a leggere In bici a Barcellona: la storia di un agente zelante, di una city bike e di una passione incontrollabile

Pedalare nel silenzio della notte: la rando del Solstizio d’Inverno

Un po’ come per Jan Ullrich, la fine della stagione ciclistica per me è sempre stato un momento piuttosto particolare. Attratto dalla vita mondana, infatti, non è mai facile trovare il momento giusto in cui ricominciare a pedalare seriamente.

Mai come quest’anno, tuttavia, forse anche per via di un Autunno che ha scelto di essere proprio molesto, con la pancia dei giorni migliori, la muscolatura ormai rinsecchita e poco meno di cinquecento chilometri percorsi negli ultimi tre mesi, è arrivato inesorabilmente il primo appuntamento stagionale: la Randonnée del Solstizio d’Inverno, con i suoi 195 chilometri da percorrere tutti in notturna attorno al lago di Garda.

Continua a leggere Pedalare nel silenzio della notte: la rando del Solstizio d’Inverno

È ora di rompere il silenzio

Quando ho dato vita a questo blog ho pensato anche a lui, Davide Rebellin, 51 anni, spinto da una passione talmente grande da diventare una vera dannazione. Una vocazione verso la bicicletta che non può essere spiegata con la lente di ingrandimento della fredda razionalità. Una passione oltre il senso comune, così travolgente da imporgli una vita di sacrificio e impegno per continuare stagione dopo stagione a pedalare nel gruppo, lottando con la stessa grinta di quando era ragazzino in mezzo ad atleti di trent’anni più giovani. Un esempio per tutti. Un inno alla Bellezza irrazionale di questo sport.

In queste poche righe sarebbe irrispettoso avere la pretesa di rendere omaggio a un campione nella vita, ancor prima che nello sport, il cui destino beffardo ha negato il diritto a vivere finalmente la sua passione in maniera più rilassata.

Continua a leggere È ora di rompere il silenzio

Il Cicloviaggiatore

Viaggiare in bicicletta è una delle massime espressioni di libertà personale. Il cicloviaggiatore passa le giornate in mezzo alla natura, abbastanza veloce da poter cogliere il mutare rapido del paesaggio, ma al contempo sufficientemente lento da apprezzare a pieno gli scorci che si susseguono dinnanzi ai suoi occhi.

Il cicloviaggiatore pedala e si lascia alle spalle le preoccupazioni della società moderna, ricca di frenesie e ansie per ritornare a quello stato primordiale in cui prevalgono i suoi bisogni essenziali. “Dove andrò a dormire? Cosa mangerò? Troverò da bere? Che strada devo fare? Con chi potrò comunicare?” Una fuga dall’uomo oeconomicus verso quei valori di base che caratterizzato l’essenza stessa dell’essere umano.

In sella alla sua bicicletta, il cicloviaggiatore ha la possibilità di vivere il territorio in maniera privilegiata, attivando tutti e cinque i sensi. Oltre alla vista mozzafiato, infatti, ha la possibilità di cogliere le intense note aromatiche della macchia mediterranea. Riesce a percepire il sapore della salsedine che si accumula nell’aria o della polvere che si eleva dagli sterrati. Sente sulla sua faccia il vento gelido dei monti e la pioggia battente che lo coglie di sorpresa lungo il percorso. Ha la possibilità di ascoltare il suono dell’oceano o la babele di idiomi che in tutto il suo viaggio non mancheranno di fargli sentire il proprio sostegno.

Il cicloviaggiatore si risveglia quotidianamente in mezzo alla natura, pronto a ripartire verso nuove tappe: traguardi parziali che compongono una grande avventura, fatta di emozioni intense, fatica, grandi risate, paura di non farcela. Ogni mattina, al sorgere del sole, il cicloviaggiatore smonta la sua tenda e ripone minuziosamente le sue cose nelle borse gestendo maniacalmente il poco spazio a disposizione. La sua bicicletta è una vera e propria casa viaggiante su due ruote, efficientemente accessoriata, alimentata solo dalla forza delle sue gambe e dalla sua voglia di spingersi verso quell’orizzonte che appare sempre così lontano.

Continua a leggere Il Cicloviaggiatore

Dentro il Lombardia: l’ultima corsa dello Squalo

Andare a vedere le gare di ciclismo dal vivo è un atto di fede: un rito laico e popolare che si tramanda da generazioni. Centinaia di persone che si radunano a bordo delle strade come tanti pellegrini in attesa di quel brivido fugace al passaggio dei propri idoli a due ruote.

Passione irrazionale. È difficile far capire a chi non c’è mai stato quale sia l’emozione che si prova ad essere in quel luogo e in quel preciso istante. In fondo si tratta solo di un attimo: un fugace tremito di pura passione. Pochi secondi per scorgere in mezzo ai tanti volti trasfigurati dalla fatica il proprio atleta preferito. Giusto il tempo di un “Alé” gridato con tutto il fiato che si ha nei polmoni e il gruppo inesorabilmente scompare dietro la curva.

Ma andare a vedere una corsa a bordo strada non è soltanto questo. È l’emozione unica che si prova a risalire – a piedi o ancora meglio se in sella a una bicicletta – quelle strade che nel giro di pochi minuti saranno teatro dello scontro tra i propri beniamini. Come se un amante del calcio potesse palleggiare indisturbato sul terreno di San Siro poco prima di un derby.

Continua a leggere Dentro il Lombardia: l’ultima corsa dello Squalo

Angliru: quel Mostro due metri sopra le nuvole

Decisi di provare a scalare l’Angliru nella tredicesima tappa del mio viaggio in bikepacking da Torino a La Coruña e devo ammettere che mai idea fu più inopportuna. Una scelta probabilmente peggiore di quella volta in cui Gi stava ospitando a casa due giovani studentesse cinesi e noi, convinti di fare omaggio alla rivoluzione culturale, ci presentammo a cena vestiti in pashmina. In quell’occasione, Jacopo, appena servito l’arrosto, tirò fuori dalla tasca il libretto rosso di Mao e, alzandosi in piedi, iniziò a recitare con voce solenne: “il nucleo dirigente della nostra causa è il Partito Comunista cinese. La base teorica che guida il nostro pensiero è il marxismo-leninismo”. Passarono solo pochi secondi prima che la voce ferma di Mei, la ragazza dallo sguardo più carino, interruppe bruscamente le prescrizioni del Grande Timoniere. “Dalle nostre parti non siamo soliti scherzare su queste cose!”. La serata era ormai compromessa: ci mettemmo più di mezz’ora prima di rompere nuovamente il silenzio imbarazzante che si era creato.

Nonostante questa storia possa sembrare assurda, l’aver deviato di oltre 100 chilometri per andare a pedalare sulle folli rampe dell’Angliru, con la pioggia che incombeva minacciosa e quasi alla fine di un viaggio che mi aveva già visto percorrere milleottocento chilometri e ventimila metri di dislivello, non si è rivelata una scelta meno inopportuna del nostro comportamento di quella strana serata di ormai 15 anni fa.

Continua a leggere Angliru: quel Mostro due metri sopra le nuvole

Pedalando in Francia e in Spagna: mondi paralleli dove il rispetto del ciclista è una cosa seria

Noi italiani, si sa, non amiamo particolarmente i francesi. Non si tratta solo di una sana rivalità sportiva, la nostra diffidenza è spesso alimentata da questioni socio-culturali. Dopotutto come potrebbe essere il contrario quando vedi con i tuoi occhi certe aberrazioni? Penso al mio ultimo viaggio da Torino a La Coruña dove ho avuto modo di ammirare i nostri cugini d’Oltralpe mangiare delle tagliatelle alla carbonara da far rabbrividire persino lo chef Ruffi.

Immaginatevi un bel piatto di portata con al centro dell’abbondante pasta incollata su sé stessa, accompagnata con un sugo pallido e sottile a base di panna e pancetta. Per completare l’orrore, immaginate che a lato del piatto vengano consegnati al malcapitato avventore due piccoli contenitori: dell’emmental tritato grossolanamente e – incredibile ma vero – un tuorlo d’uovo crudo pronto per essere tuffato nell’intruglio appena servito. Di fronte a questa immagine non penso serva essere romani per gridare al crimine contro l’umanità.

Eppure, nonostante il nostro odio viscerale acuito da un certo integralismo enogastronomico, se parliamo di bicicletta e nello specifico di ciclabilità, ci tocca ammettere tristemente che i francesi sono di un altro pianeta.

Continua a leggere Pedalando in Francia e in Spagna: mondi paralleli dove il rispetto del ciclista è una cosa seria

“Riportando tutto a casa”: il mio ciclioviaggio da Torino a La Coruña

Per raccontare un viaggio così intenso è necessario partire dall’epilogo, quando una decina di chilometri prima di raggiungere la spiaggia di La Coruña, con gli occhi lucidi dall’emozione riavvolgevo il nastro della mia avventura pensando a cosa mi stessi realmente riportando a casa.

Sono gli ultimi colpi di pedale di un viaggio di più di duemila chilometri e nella testa ho un mix di emozioni contrastanti. Ripenso alla brutta caduta di luglio e alle conseguenti paure della vigilia. Sono fermo al semaforo e osservo orgoglioso la mia eterna Cinelli capace di portarmi al traguardo anche questa volta, nonostante gli anni che passano e i 18 kg di bagagli: dopo questa avventura, forse, si merita anche lei un lungo riposo.

Osservo le onde del mare che si infrangono sulla scogliera e mi tornano alla mente le immagini della partenza dal Motovelodromo di Torino. Quattro chiacchiere in compagnia di alcuni amici venuti a farmi coraggio e la certezza – confermata appena qualche chilometro più avanti, lungo le dure rampe del Moncenisio – di quanto fossi impreparato per tutto questo.

Continua a leggere “Riportando tutto a casa”: il mio ciclioviaggio da Torino a La Coruña